Cinecircolo Cappuccini

VANYA SULLA 42ˆ STRADA
Vanya on the 42nd Street


Regia: Louis Malle - Interpreti: Phoebe Brand (Tata), Lynn Cohen (Maman), George Gaynes (Sieriebryakov), Jerry Mayer (Waffles), Julianne Moore (Elena), Larry Pine (Astrov), Wallace Shawn (Vanya), Brooke Smith (Sonia) - Soggetto: dal lavoro teatrale "Zio Vanya" di Anton Checov - Sceneggiatura: Declan Quinn - Musica: Joshua Redman - Origine: U.S.A., 1994 - Durata: 119'

 

(...) Il film riprende uno spettacolo ideato dal regista teatrale newyorkese André Gregory, protagonista insieme a Wallace Shawn di un'altra opera anomala diretta dal Malle del 1981, "La mia cena con André".
Spettacolo preparato e provato per due anni con un gruppo di bravissimi attori amici, andato in scena nell'autunno del 1991 a New York in un vecchio cinema: gli attori portavano i loro vestiti di ogni giorno; non esistevano scenografie, appena due tavoli, qualche sedia, trasparenti bottiglie di acqua-vodka, piccoli bicchieri, ciotole per il tè; il pubblico sedeva sul palco e non era mai composto da più di trenta persone, il che sfrenò una specie di corsa al privilegio. Tra quegli spettatori d'élite (Altman, Sontag, Avedon, Robbins), c'era pure Louis Malle, che su richiesta di Shawn e Gregory, desiderosi di conservare memoria della messinscena, con finanziamenti anche del televisivo "Channel Four" inglese, decise di filmare quel "Vanya" senza alcuna ambizione di farne un'opera autonoma, semplicemente come gesto di ammirazione e amore per il lavoro dei suoi amici.

Un aspetto peculiare del lavoro di Gregory stava nel linguaggio: a David Mamet, drammaturgo di grande prestigio, era stato chiesto un adattamento di Checov che soltanto minimamente riducesse il testo, esercitandosi invece in un trasferimento dal russo fine Ottocento alla lingua teatrale americana contemporanea, per salvaguardare a favore degli spettatori fine Novecento il tono unico della scrittura checoviana, concreto e insieme lirico, esatto e insieme remotamente sfumato, semplice e insieme ricco di molti livelli e gradazioni psicologiche, alto eppure gran naturalezza. Questo lavoro interessante di Mamet si perde e si ripete nella traduzione italiana di Guido Fink. Traduzione bella, doppiaggio buono: ma per quale motivo al mondo doppiare un film simile, palesemente indirizzato a spettatori particolari, anziché proiettarlo nella versione originale con sottotitoli italiani presentata alla Mostra di Venezia ?
Se motivo del doppiaggio è il desiderio di rendere "Vanya sulla 42esima Strada" accessibile a un pubblico più vasto, c'è da augurarsi che si realizzi: il testo di Checov resta comunque così meraviglioso da ammaliare per due ore senza un attimo di impazienza, anche al cinema.

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