home = "rassegna.htm"; // Home page address recFile = "recensioni"; // File di recensione in link thisYear= 2005; // Anno Corrente // Elenco dei film attualmente in programmazione // movie[x][0]= Ultimo giorno di programmazione espresso da y*372+m*31+d // movie[x][1]= Titolo del film // movie[x][2]= Nome regista // movie[x][3]= Cognome regista // movie[x][4]= Date di proiezione // movie[x,0]= Ultimo giorno di programmazione espresso da y*372+m*31+d // movie[x,1]= Titolo // movie[x,2]= Titolo Originale // movie[x,3]= Link // movie[x,4]= Regia // movie[x,5]= Cast // movie[x,6]= Genere // movie[x,7]= Origine // movie[x,8]= Sceneggiatura // movie[x,9]= Fotografia // movie[x,10]= Musica // movie[x,11]= Durata // movie[x,12]= Produzione // movie[x,13]= Distribuzione // movie[x,14]= Recensione 1 // movie[x,15]= Recensione 2 // movie[x,16]= Recensione 3 // movie[x,17]= Data di proiezione (Mese) // movie[x,18]= Data di proiezione (Giorni) MNTH // movie[0]= new Array (LDAY, "TITLE", "OTITLE", "LINK", "DIREC", "CAST", "GENRE", "ORIG", "SCENEGG", "FOTO", "MUSIC", "DUR", "PROD", "DISTR", "REC1", "REC2", "REC3", "MNTH", "DAYS"); movie = new Array(); movie[0]= new Array (0, "TITLE", "OTITLE", "LINK", "DIREC", "CAST", "GENRE", "ORIG", "SCENEGG", "FOTO", "MUSIC", "DUR", "PROD", "DISTR", "REC1", "REC2", "REC3", "MNTH", "DAYS"); movie[1]= new Array (746364, "BROKEN FLOWERS", "BROKEN FLOWERS", "tt0412019", "Jim Jarmush", "Bill Murray (Don Johnston), Julie Delpy (Sherry), Brea Frazier (Rita), Sharon Stone (Laura), Alexis Dziena (Lolita), Jessica Lange (Carmen), Chloe Sevigny (assistente di Carmen), Tilda Swinton (Penny), Heather Alicia Simms (Mona), Jeffrey Right (Winston), Frances Conroy (Dora), Christopher McDonald (Ron), Chris Bauer (Dan)", "Commedia", "Stati Uniti (2005)", "Jim Jarmush da un'idea di Bill Raden e Sara Driver", "Frederick Elmes", "Mulatu Astatke", "106", "Jon Kilik, Stacey Smith", "Mikado Film", "La muta, impassibile ironia di Bill Murray, il suo sguardo pigro e sornione firmano fin dai primi fotogrammi il felice incontro (il secondo, in realtà, dopo \"Coffee & Cigarettes\") con Jarmusch, bandiera del cinema indipendente, tornato in gran forma.
Don è un tipo solitario, forse ferito dalla vita (ma, si direbbe, più impermeabile alla vita), professionista di successo. È stato appena piantato, riceve una misteriosissima lettera di color rosa che, anonima, gli svela l'esistenza di un figlio 19enne, e il suo simpatico vicino di casa, al suo contrario molto attivo, molto ciarliero, ammogliato e pieno di figli, lo convince a scuotersi per intraprendere un viaggio d'indagine ripercorrendo, a ritroso, la propria vita sentimentale.
E' così che Don rintraccia una per una le quattro donne della sua vita. Le avvicina con discrezione, anche un po' maldestra, senza mai scoprire la natura vera della sua inchiesta. Questo, combinato con i diversi caratteri e i diversi destini delle quattro - Sharon Stone, Jessica Lange, Tilda Swinton, Frances Conroy - produce effetti ora esilaranti ora struggenti.
A parte la bella suggestione di un film che valorizza tante attrici, Broken Flowers è la prova di un cinema intelligente ma divertente, d'intrattenimento ma anche di spessore e di pensiero, di idee che non hanno bisogno di gigantismi produttivi e fiumi di soldi.", "Raramente ricordiamo al cinema una tale sintonia tra attore e regista, tra stile del film e recitazione del suo protagonista: sembra che non ci sia nessuna interruzione, nessuno iato, tra il volto disincantato e rassegnato di Bill Murray, con quel sorriso appena accennato di chi vorrebbe ridere ma cerca in tutti i modi di trattenersi, con quelle spalle un po' cadenti, con i capelli che ogni tanto si ribellano al pettine, e, dall'altra parte, lo stile con cui Jim Jarmush filma la ricerca \"sentimentale\" del suo protagonista: con uno stile piano e distaccato (viene da fare un paragone con lo stato mentale di chi si è appena fumato un joint, fatto anche di tempi morti e pause narrative - quelle riprese nello specchietto retrovisivo dell'auto).
Una simbiosi perfetta, da cui nasce il fascino e la bellezza di un film godibilissimo, che racconta la ricerca un po' controvoglia di uno scapolo cinquantacinquenne, spinto dall'invadente vicino eritreo, con il pallino delle storie gialle, a cercare chi sia mai la donna che, vent'anni prima, gli avrebbe dato un figlio. E che glielo ha fatto sapere con una lettera anonima scritta su carta rosa. Don Giovanni in disarmo, come gli dice l'ultima fidanzata che lo lascia all'inizio del film, e come ricorda allo spettatore il film che il protagonista sta vedendo alla televisione - Le ultime avventure di Don Giovanni di Alexander Kord (ma in originale è, significativamente: The Private Life of Don Juan) - Bill Johnston usa auto e aereo per andare a trovare le possibili madri del suo possibile figlio: quattro incontri, più uno al cimitero, a loro modo strazianti e divertentissimi, ognuno con una sorpresa finale, tutti indimenticabili grazie anche alla prova delle quattro straordinarie attrici che interpretano le ex amanti: la \"squinternata\" Sharon Stone, la \"compunta\" Frances Conroy, la \"rinata\" (anche sessualmente) Jessica Lange e la \"arrabbiata\" Tilda Swinton. Un viaggio dentro quello che non è più (e forse non è mai stato) il sogno americano, un viaggio dentro i misteri dell'animo umano e dei rapporti d'amore, per arrivare a un finale dove il protagonista può solo dire che il passato è passato, il futuro deve ancora venire e quello che conta, casomai, è il presente. Un film da non perdere. Un piccolo capolavoro.", "", "Aprile", "07-08"); movie[2]= new Array (746378, "LE TRE SEPOLTURE", "THE THREE BURIALS OF MELQUIADES ESTRADA", "tt0419294", "Tommy Lee Jones", "Tommy Lee Jones (Pete Perkins), Barry Pepper (Mike Norton), Julio Cesar Cedillo (Melquiades Estrada), January Jones (Lou Ann Norton), Dwight Yoakam (sceriffo Belmont)", "Metafora", "Stati Uniti/Francia (2005)", "Guillermo Arringa", "Chris Menges", "Marco Feltrami", "115", "Michael Fitzgerald, Tommy Lee Jones, Luc Besson per EuropaCorp", "01 Distribution", "Melquiades Estrada, lavoratore clandestino, è assassinato. La sua morte non sembra turbare nessuno; salvo il ranchero Pete Perkins, che inizia una ricerca ossessiva del colpevole. Persuaso che questi sia una guardia di frontiera stressata e brutale, l'uomo la rapisce, la costringe a dissotterrare il cadavere e a seguirlo a cavallo oltre la frontiera, in quel Messico dove aveva promesso all'amico di seppellirlo in caso di disgrazia.
Per la verità, le sepolture cui fa riferimento il titolo sono due: però sono tre i punti di vista attraverso i quali la sceneggiatura di Guillermo Arriaga (premiata a Cannes) osserva la storia, dipanandola per andirivieni temporali con ritorni plurimi sugli stessi eventi. Ma l'essenziale del primo lungometraggio del veterano attore Tommy Lee Jones (anche lui premio sulla Croisette per l'interpretazione) è piuttosto una questione di \"clima\".
Ci riferiamo, certo, al modo in cui la regia fa fruttare le risorse drammatiche dei paesaggi semidesertici che, fotografati da par suo da Chris Menges, giocano un ruolo fondamentale nella drammaturgia. Più ancora, tuttavia, ci riferiamo a una certa aura che circola per il film, evocando i classici di John Huston o la malinconia crepuscolare di Sam Peckinpah. O ancora, per capirsi meglio, il modo di fare cinema di Clint Eastwood (cui Tommy Lee rende dichiaratamente omaggio).", "Ci sono delle pellicole che un artista probabilmente aspetta per tutta una carriera, e quando arrivano riescono finalmente a metterlo in condizione di esprimere tutte le sue potenzialità: questo sembra il caso dello splendido \"Le tre sepolture\" e soprattutto del suo realizzatore, Tommy Lee Jones. Caratterista dal volto pietroso e scavato, l'attore ha diretto una ballata che in più di un momento arriva dritta al cuore dello spettatore, trasformandosi in un'elegia capace di tratteggiare con cura uno stato sospeso, una terra posta al limite. Già, perché \"Le tre sepolture\" oltre che essere un grande western contemporaneo, è prima di tutto \"un film di confine\"; il confine mentale e sentimentale in cui si muovono tutti i suoi personaggi, sepolti nella propria desolata esistenza ed insieme disperatamente aggrappati a qualcosa: ad un amico scomparso, ad un luogo immaginario, al dovere, al proprio compagno, non importa. E' l'illusione e soprattutto la sua perdita il senso ultimo della pellicola.
Per riuscire ad arrivare ad un simile risultato artistico Jones ha avuto bisogno di un testo che possedesse la pregnanza necessaria, quindi molto del merito va attribuito anche a Guillermo Arriaga, che dopo gli script per i film di Alejandro Gonzàlez Inàrritu - la coppia si è riformata anche per il prossimo \"Babel\", interpretato da Brad Pitt, Cate Blanchett e Gael Garcìa Bernal - dimostra di saper ormai poter disporre a suo piacimento degli stilemi del melodramma. Questa volta lo sceneggiatore ha optato per una storia che contenesse in sé non soltanto il dolore di figure ferite nell'intimo, ma anche un umorismo grottesco e surreale, eco esplicito di rimandi marqueziani. Ed ecco dunque, quando meno lo si aspetta, che dal film arriva allo spettatore la liberazione della risata improvvisa, che impreziosisce ancora di più il timbro dolente e cadenzato del racconto. Jones, acutissimo regista, sceglie di prendersi tutto il tempo consono a questo tipo di narrazione, e costruisce un lungometraggio dal ritmo interno suadente e preciso. La messa in scena non sale mai sopra le righe, e permette così a tutte le figure di esplicitarsi al meglio man mano che la storia procede; in questo modo tutti gli attori in scena, dal magnifico protagonista agli efficacissimi comprimari, riescono a tratteggiare con cura e commozione i propri personaggi, gente di confine che vive questa divisione prima di tutto dentro se stessa.
Doloroso e rarefatto, premiato all'ultimo festival di Cannes con la palma al miglior attore e quella per la sceneggiatura, \"Le tre sepolture\" è un grande esempio di cinema che viene dal cuore, opera di un attore che sembra aver aspettato molto tempo in cerca dell'occasione giusta per poter fare il proprio cinema. Visto il risultato, non ha aspettato invano. Applauso a Tommy Lee Jones. ", "", "Aprile", "21-22"); movie[3]= new Array (746385, "CACCIATORE DI TESTE", "LE COUPERET", "tt0422015", "Costantin Costa-Gavras", "José Garcia (Bruno Davert), Karin Viard (Marlene Davert), Olivier Gourmet (Raymond Machefer), Ulrich Tukur (Gerard Hutchinson), Yvon Back (Etienne Barnet)", "Grottesco", "Belgio/Francia/Spagna (2005)", "Constantin Costa Gavras, Jean Claude Grumberg", "Patrick Blossier", "Armand Amar", "119", "Michele Ray Gavras, José Maria Morales, Jean Pierre e Luc Dardenne", "Fandango", "Il manager disoccupato diventa serial killer in \"Cacciatore di teste\" di Costa Gavras. Il termine usato negli '80 per le agenzie capaci di procurare bravi dirigenti alle aziende che avevano bisogno di assumerli, si capovolge nel titolo italiano del film (quello francese è \"Le couperet\", la mannaia). Un quarantenne, bravissimo dirigente in una industria di carta, dopo quindici anni di lavoro impeccabile viene di colpo licenziato, insieme con un centinaio di colleghi, per una \"ristrutturazione e rilocalizzazione\" dell'azienda. Dato il suo livello professionale, è sicuro di trovare subito un posto analogo. Non lo trova. Se ne attribuisce la responsabilità: \"Non sono bravo a vendermi\". Dopo due anni, arriva a considerare colpevoli della disoccupazione i suoi omologhi, i manager che possiedono i suoi stessi titoli. Sono soltanto cinque. Decide di eliminarli, ammazzandoli uno dopo l'altro, e si mette al lavoro. Il cinema ha cominciato da poco a interessarsi alla disoccupazione non più della classe operaia ma della classe media, dirigenti, manager, impiegati: Laurent Cantet ha diretto \"Risorse umane\" e \"A tempo pieno\", Francesca Comencini ha diretto \"Mi piace lavorare\", Eugenio Cappuccio \"Volevo solo dormirle addosso\", Dean Parisot ha diretto \"Dick & Jane operazione furto\", in cui la perdita del lavoro di lui porta la coppia alla rovina e alla delinquenza. Costa Gavras fa adesso un film paradossale che allude a \"guerre tra poveri\" originate da licenziamenti e disoccupazione: peccato che il regista di tanti bei film realisti di impegno sociale e politico sia poco portato al paradosso e che quasi tutto in \"Cacciatore di teste\" abbia l'accento della verità (Salvo gli assassini. Forse.) Nella piccola famiglia colpita dalla perdita del lavoro tutto cambia: risparmi all'osso, rinuncia a una macchina, la moglie che comincia a lavorare e a disistimare il marito; lui che diventa aggressivo e asociale, incapace di \"sorrisi obbligatori\", esasperato dagli offensivi e vani colloqui di lavoro; quelli come lui che pur di lavorare fanno i camerieri o gli inservienti; suo figlio fermato dalla polizia per furto, mentre le strade sono piene di manifestazioni operaie per il lavoro. Tratto dal romanzo \"The Axe\" di Donald Westlake, prodotto anche dai fratelli Dardenne, benissimo interpretato da Josè Garcia, il film solido, ben fatto, molto interessante, ha persino una sua morale semplificata: \"Dovremmo combattere insieme, invece di scannarci per le briciole\".", "Di variazioni sul tema ne abbiamo viste diverse al cinema. Il tema, sociale ma riguardante i \"colletti bianchi\" e non più la classe operaia, è quello dell'improvvisa perdita di lavoro, status, benessere: e delle reazioni. Tra i precedenti contiamo Americani ('92) dove, da una commedia di David Mamet, i venditori Jack Lemmon, Al Pacino, Alec Baldwin e Alan Arkin si fanno la guerra tra loro quando il posto è in pericolo. Contiamo l'italiano Volevo solo dormirle addosso con Giorgio Pasotti che taglia teste per evitare di perdere la propria. Contiamo infine A tempo pieno del francese Laurent Cantet ispirato alla vera vicenda di un tale che ha finto per anni con la famiglia prima del tragico epilogo, e sul versante comico il nuovissimo Dick & Jane con Jim Carrey che abbraccia la professione di ladro. In Cacciatore di teste Costa Gavras intesse un racconto morale e fantasociale. Mette in scena la vicenda di un tecnico altamente specializzato che a quarant'anni si trova fuori dalla porta e reagisce uccidendo uno a uno i possibili rivali, i suoi parigrado tra gli altri disoccupati dello stesso ramo, coloro che potrebbero essere di ostacolo al suo reinserimento.
Freddamente perché ritiene di agire in nome di un proprio diritto, e maldestramente perché non è un criminale. Nascondendo e mentendo alla famiglia. E la \"morale\" inquietante risiede nella piega che prendono i fatti, nell'esito a sorpresa. La ferocia è tra noi, diversamente da quella dei lager non serve solo a sopravvivere ma anche a conservare il superfluo, destinato a pochi sulla pelle dei tanti. ", "", "Aprile", "28-29"); movie[4]= new Array (746393, "THE CONSTANT GARDENER - LA COSPIRAZIONE", "THE CONSTANT GARDENER", "tt0387131", "Fernando Meirelles", "Ralph Fiennes (Justin Quayle), Rachel Weisz (Tessa Quayle), Danny Huston (Sandy Woodrow), Bill Nighy (Sir Bernard Pellegrin), Pete Postlethwaite (Lorbeer)", "Spy story", "Gran Bretagna/Stati Uniti (2005)", "Jeffrey Caine", "César Charlone", "Alberto Iglesias", "128", "Simon Channing Williams", "BIM Distribuzione", "Una passione coniugale, un'infamia sociale, un gran bel libro che è \"Il giardiniere tenace\" di John Le Carré (edizione Mondadori), per un ottimo film classico, scritto e recitato a perfezione, emozionante e coraggioso come sanno essere, senza tanti strilli e ostentazioni, certe opere anglosassoni. Un giovane uomo mite e riservato, diplomatico della High Commission inglese in una sede remota del Kenya settentrionale, amante del giardinaggio, coltivatore di fiori e piante con la stessa dedizione che si riserverebbe a un'arte o a un patrimonio (Ralph Fiennes). Una giovane donna bella vivace e spiritosa, sua moglie, attivista sociale appassionata, polemista molto attraente (Rachel Weisz). La coppia innamorata viene spezzata dal brutale assassinio di lei. I colleghi del marito subito sospettano un omicidio passionale, pettegolano su un medico locale che accompagnava l'uccisa e che è stato visto fuggire dal luogo del delitto, mormorano d'una relazione che la signora pare avesse con un diplomatico. Il marito non crede ad alcuna di queste ipotesi. Comincia a indagare. La moglie stava raccogliendo informazioni e testimonianze sulle grandi industrie farmaceutiche internazionali che senza spiegare nulla sperimentano i propri nuovi farmaci sugli africani e ne nascondono le conseguenze di morte o di atroci effetti collaterali, spesso sostenute dai corrotti governi locali, da diplomazie disoneste e razziste. Il marito, che giudicava la moglie un poco esaltata e fanatica, ne segue il percorso e il lavoro, s'indigna come lei, vuol cambiare le cose, sente cambiare la propria natura tranquilla e inerte, paga il prezzo del coraggio. Nella infamia sociale nulla o quasi è inventato: l'episodio delle industrie farmaceutiche che usarono le donne di Portorico per sottoporre a test i propri farmaci anticoncezionali, i test di massa eseguiti su popolazioni africane o asiatiche, sono forse divenuti più rari in seguito all'intervento delle istituzioni sovranazionali, ma certo restano impossibili da dimenticare. \"The Constant Gardener\" di Meirelles è un film affascinante: sono ammirevoli il giusto sdegno sociale mescolato alle piccinerie della diplomazia inglese, la calma pulizia della regia applicata agli orrori del capitalismo selvaggio, l'intensità semplice. Ralph Fiennes, con la sua aria addormentata, è perfetto per il personaggio; Rachel Weisz è incantevole, ha una vitalità e vivacità niente affatto artificiali ma del tutto spontanee: e quanto tempo era che non si vedevano al cinema marito e moglie così innamorati, così incapaci di vivere l'uno senza l'altra?", "Un inglese tutto razionalità, buone maniere e giardinaggio si accorge, troppo tardi, di non aver mai saputo nulla della sua bellissima moglie. Un diplomatico uso al self control e alla dissimulazione onesta, scopre dopo il barbaro omicidio di sua moglie che l'ambiente in cui vive è un groviglio di vipere. Un leale suddito di Sua Maestà verifica, tragicamente, che sua moglie aveva ragione: le industrie farmaceutiche usano l'Africa e gli africani come cavie per i loro esperimenti. E chi ficca il naso la paga cara. Adattando il gran romanzo di Le Carrè (Mondadori) , il brasiliano Meirelles intreccia con molta abilità epoche e livelli narrativi come già faceva in City of God. Lo stupore e il dolore privati di Ralph Fiennes aggiungono concretezza personale all'indignazione per gli abusi delle multinazionali, sostenute dall'alto in Africa come in Europa. Il prima e il dopo-delitto si mescolano trascinati da un flusso di immagini sempre molto seducenti che fondono l'effetto-verità di riprese mobilissime, stile documentario, a un senso smagliante dei colori. Morale: l'Africa non è mai stata più bella e più atroce. Un occhio alla denuncia, uno allo spettacolo (la moglie è l'incantevole Rachel Weisz), The Constant Gardener è \"solo\" un film di genere . Ma nel suo genere è raro trovare di meglio.", "", "Maggio", "05-06"); movie[5]= new Array (746400, "LA GUERRA DI MARIO", "LA GUERRA DI MARIO", "tt0420897", "Antonio Capuano", "Valeria Golino (Giulia), Marco Grieco (Mario), Andrea Renzi (Sandro), Anita Caprioli (Adriana Cutolo), Rosaria De Cicco (Nunzia), Antonio Pennarella (Guido), Valeria Sabel (Olga, madre di Giulia)", "Drammatico", "Italia (2005)", "Antonio Capuano", "Luca Bigazzi", "Pasquale Catalano", "100", "Domenico Procacci, Nicola Giuliano, Francesca Cima", "", "Non è vero, come si legge sui giornali, che La guerra di Mario ha \"trionfato\" nell'agosto scorso al Festival di Locarno. In realtà il film scritto e diretto di Antonio Capuano è piaciuto agli addetti ai lavori, ma la giuria l'ha snobbato limitandosi a un'inutile menzione per il piccolo protagonista Marco Grieco. Andava evidenziata piuttosto l'interpretazione di Valeria Golino, una vera attrice che sta facendo da anni un suo percorso ambizioso e importante. Insomma il battesimo ticinese è servito a poco, visto che la pellicola doveva uscire a novembre e arriva sugli schermi soltanto ora, con mesi di ritardo e avendo perso l'appuntamento dei Nastri d'argento. Il tema della vicenda non è l'adozione, ma l'affidamento temporaneo. Ovvero la facoltà legale di sottrarre un minore da una precaria situazione familiare parcheggiandolo presso qualche anima buona sotto la sorveglianza del giudice. Sorretta dalla nevrotica dedizione tipica della madre mancata, l'insegnante di storia dell'arte Giulia si è accollata la cura del piccolo Mario. Tra il ragazzino di nove anni e la figura semipaterna di Sandro (Andrea Renzi), il compagno della protagonista, si sviluppa una forma di gelosia reciproca, che induce Mario a provocare continui incidenti comportandosi da irresponsabile. Sandro rinuncia presto all'illusione di fare amicizia e Giulia, dal canto suo, non sa a che santo votarsi. Mario non perde occasione per respingerla (\"Mica è mamma mia, non la conosco, non mi appartiene...\"), lei lo bacia di continuo stampandogli il rossetto sulle guance. Refrattario alla scuola, a casa il ragazzino non apprezza i vantaggi della sua nuova condizione di privilegiato. Si affeziona soltanto a un cane randagio che ha raccolto per la strada, ma finisce per distruggere stupidamente anche questo legame. Giulia acquista un pianoforte per incoraggiare un ipotetico talento musicale di Mario, ma di studiare lui non ha proprio voglia. A momenti sembra perfino rimpiangere la madre vera, Nunzia (Rosaria Di Cicco), una prostituta convivente con un poco di buono che azzarda uno spudorato approccio con Giulia. L'assillo educativo mette la professoressa in collusione con l'ambiente delinquenziale della periferia, che invece esercita un'irrazionale attrazione su Mario. Il quale non trova da ridire quando di fronte a Giulia inorridita un branco di teppistelli le butta allegramente in faccia lo slogan: \"La scuola è un brutto carcere, il carcere è una bella scuola\". La caratteristica di La guerra di Mario è di non presentare una realtà divisa fra buoni e cattivi. Ciascuno svolge fino in fondo il ruolo che il destino gli ha inflitto all'interno di una società fondata su una frattura incolmabile fra il mondo rispettoso delle regole e l'impudente realtà del sottomondo. Avanzando tuttavia il sospetto che le leggi e chi le rappresenta (una psicologa, la tutrice del tribunale) non siano all'altezza di interpretare un caso come quello di Mario e salvarlo da un avvenire disastroso. Nei sei film che è riuscito a fare in quindici anni, Antonio Capuano non si è mai allontanato da Napoli, che anche qui rappresenta la cornice non occasionale di questo dilacerarsi di anime in pena: un paradossale incanto di mediterranea luminosità nella nitida fotografia di Luca Bigazzi. Ancora una volta il riferimento ovvio è a De Sica, di cui Capuano si può considerare una sorta di erede naturale, che tuttavia si nega lo spasso occasionale del folklore e le consolazioni del patetico, aggiornato com'è alle asprezze della cronaca circumvesuviana. Se la materia palpita di verità dolorosa, lo stile di questo cinema della crudeltà è asettico e la sfilata dei personaggi si snoda come una commedia umana. Ma il campo di battaglia della \"guerra di Mario\" resta soprattutto il volto di Valeria Golino, espressivo al di là delle parole.", "Il bambino Mario Grieco, nove anni, è difficile, scorbutico, laconico, fuggiasco, aggressivo. La possibile mamma Valeria Golino, una colta insegnante di storia dell'arte legata a un quarantenne distratto, è paziente, amorosa, generosa. Lui, sottratto alla propria famiglia nella speranza d'un futuro migliore, non vuole prendere ordini da nessuno, soffre sentendosi estraneo al nuovo ambiente, si esprime con monellerie o sparizioni allarmanti. Lei resiste, non lo rimprovera mai, lo circonda di regali e tenerezza. Il contrasto, benché il bambino sia piccolo, è pure venato di incipiente maschilismo: e li lascerà tutti e due infelici. Il film formalmente di semplice è bello, commovente e a volte divertente, riscaldato dai due personaggi raccontati e diretti benissimo.", "", "Maggio", "12-13");